YOLO, il “Carpe Diem” che cambia la comunicazione online

Serpeggia nell’aria una sana voglia di libertà. Non la sentite anche voi?

Il merito non è solo della primavera: dietro questa euforia, ci sono mesi di lockdown, scanditi da giorni grigi tutti uguali, schermi retroilluminati di pc perennemente accesi, videocall a orari improbabili. C’è un’energia sopita, che oggi si risveglia implacabile.

La gioia e il dinamismo di questo momento si stanno insediando in ogni aspetto della nostra vita, tanto da sconvolgere equilibri cementati. Ed è inutile negarlo, anche noi marketer ce ne siamo accorti. Del resto il nostro lavoro si nutre degli umori e dei bisogni della gente.

“Cosa è cambiato?”, vi starete chiedendo. Tutto!

La pandemia ha causato uno stravolgimento nel modo di abitare gli spazi e di vivere il lavoro. Una trasformazione rapida, incoraggiata dalla digitalizzazione, che ha modificato anche i rapporti di potere in ambito lavorativo.

La verità è che lo smart working, il lavoro agile, le soft skills ci hanno resi più coraggiosi. Si sono fatti strada il desiderio di evadere e il coraggio di rischiare, pur di inseguire i sogni.

Ha un nome tutto questo?

Chiamiamolo approccio “You Only Live Once”

Ovviamente gli Stati Uniti non perdono mai occasione per fare tendenza. Kevin Roose sul New York Times ha definito questo nuovo approccio alla vita lavorativa Yolo Economy, acronimo di “You Only Live One”.

Cosa intende? Dopo la pandemia, le persone hanno iniziato a rivedere le proprie priorità, soprattutto la Generazione Z e i Millenial. «Alcuni stanno abbandonando lavori stabili per avviare nuove attività. Il rischio sembra essere il nuovo mantra», scrive Roose.

In questa bolgia di emozioni, come cambia la comunicazione?

Il mondo è impazzito, anche per la voracità con cui si è aggrappato ad alcuni trend.

Sono sempre stata convinta che nella comunicazione non esistono ricette uguali valide per tutto – continuo a essere di questo avviso – ma se dovessi dare un consiglio ai colleghi, o ai brand che vogliono posizionarsi sul mercato, oggi saprei cosa dire.

E se la mia esperienza empirica non dovesse bastarvi, vi informo che 250 Chief Marketing Officer la pensano come me.

Uno studio sul marketing nella fase post-emergenziale, realizzato da Deloitte, ci svela che ben il 47% dei CMO è convinto che sia necessario ripensare il ruolo dei canali di comunicazione, preferendo il digitale.

Per 4 top manager su 10 la sostenibilità è essenziale nel posizionamento del brand.

Per il 65% degli intervistati, poi, è indispensabile l’ascolto, esterno e interno all’azienda.

Il resto è lasciato a ricerca, sperimentazione, empatia.

«Paradossalmente oggi si tende a fare meno ricerca, mentre questo è il momento di mettersi in ascolto per davvero», suggerisce Annamaria Testa, tra le maggiori esperte italiane di comunicazione.

Tirando le somme…

  • Guardarsi intorno. La realtà è l’unico vero manuale per chi fa comunicazione.
  • Osservare e ascoltare con metodo scientifico. L’osservazione e l’ascolto, se mirati, possono generare soluzioni per strategie nuove, produttive ed efficaci.
  • Raccontarsi. Le persone non hanno più voglia di sentirsi dire cosa fare e come comportarsi. Hanno bisogno di “messaggi autentici e concreti”.
  • Osare. C’è voglia di vivere: la gente desidera ritrovare la leggerezza, la vivacità, la gioia.

La ripartenza è la priorità. Quindi, coraggio, colore… e positività!

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