Blocco pubblicità Google, come cambia lo scenario

Google lo aveva annunciato lo scorso giugno, ed ora è diventato ufficialmente realtà: tutti noi operatori del settore a partire da oggi dovremo fare i conti con il nuovo ad-blocker nativo inserito su Chrome, il filtro che bloccherà tutte le pubblicità non gradite dall’utente medio.

Per non venire penalizzati dal nuovo applicativo sarà necessario adeguarsi alle linee guida fornite dalla Coalition for Better Ads, consorzio che, oltre a Google, include anche Facebook, News Corp e Unilever. Cosa cambia in concreto? I siti che risulteranno essere non conformi agli standard definiti per più di 30 giorni saranno penalizzati con l’oscuramento dei banner nei confronti chi li visita con Chrome, andando incontro al rischio di colpi al fatturato più o meno importanti.

I siti penalizzati dall’ad-blocker potranno, tuttavia, riottenere la fiducia di Google: i proprietari in questo caso dovranno correggere le violazioni e chiedere una nuova revisione.

Google Chrome è di gran lunga il browser più utilizzato perciò la novità imposta dal colosso di Mountain View ci tocca da vicino e ci spaventa. Ma gli scenari sono davvero così negativi come sembra?

Pubblicità da evitare e buone pratiche da seguire

Innanzitutto il consiglio per tutti i player pubblicitari è quello di adeguarsi, a partire da oggi, allo standard predisposto dalla Coalition for Better Ads.

Il cambio di rotta è stato d’altronde determinato anche dal crescente numero di naviganti che utilizzano gli ad-block per inibire la visualizzazione dei banner, a fronte di annunci pubblicitari evidentemente sempre più aggressivi.

Da oggi sono da evitare quindi gli annunci pop-up, gli annunci video con riproduzione automatica audio, quelli che prevedono un conto alla rovescia prima che l’utente li possa chiudere e quelli con densità superiore al 30%. Via anche le pubblicità animate lampeggianti, gli scrollover a schermo intero, ogni annuncio persistente di grandi dimensioni e i banner che si sovrappongono a fondo schermo o display dello smartphone.

Google ad-blocker, lo scenario è davvero negativo?

La strategia adottata da Google tocca da vicino tutti noi operatori del settore e richiederà una revisione da parte di tutti delle tecniche da adottare in materia di advertising. Ma lo scenario è davvero così negativo?

E’ chiaro che questa svolta potrebbe penalizzare i player pubblicitari più piccoli, ma è altrettanto vero che, alla luce del sempre più frequente ricorso ai filtri ad-block da parte degli utenti, un ripensamento della materia era probabilmente necessario.

A fronte delle possibili penalizzazioni, infatti, penso che questo cambio di marcia imposto da Google possa d’altro canto portare all’eliminazione dei formati più fastidiosi per gli utenti e portare tutti a ripuntare l’attenzione nei confronti di formati oggi declassati  a formati di serie b dagli stessi tassi di conversione.

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